MUTA

 

Alessandro Fiorentino, L'INTARSIO, Sorrento-Nizza e ritorno, 2006, pp.191, it, eng, fr

Introduzione


Risalgono al 1984 le mie prime ricerche sulla tarsia nizzarda.
Avevo da poco concluso gli studi sulla tarsia sorrentina ed ero interessato
ad approfondirne il confronto con le altre produzioni intarsiate dell’800.
Arrivai a Nizza, con mia moglie Alma, fiducioso di poter visitare qualche
vecchio laboratorio di intarsiatore o meglio ancora di incontrare uno
studioso che potesse documentarmi sull’argomento.
Mi accorsi presto che della tarsia lignea, l’arte che aveva caratterizzato
fino all’inizio del ‘900 la cultura e l’economia locale, si era persa anche la
memoria. L’unica testimonianza la trovammo nel Museo Masséna, dove
avemmo modo di vedere una collezione di piccoli oggetti e quattro tavoli
intarsiati con decori tipici della cultura locale.
In mancanza di pubblicazioni riuscimmo ad avere le fotocopie del
manoscritto nel quale Guillaume Boréa aveva raccolto appunti e note
biografiche sugli intarsiatori nizzardi.
A distanza di oltre venti anni la situazione non è migliorata e la tarsia
nizzarda ha continuato ad essere ignorata dagli studiosi delle arti
applicate dell’800. Perfino sul mercato dell’antiquariato gli oggetti
nizzardi sono spesso commercializzati come sorrentini, a causa delle
grandi affinità esistenti nel loro impianto iconografico e tecnico.
Questo studio è partito dal recupero della memoria per attivare
un approfondito confronto tra le due produzioni intarsiate. È la traccia
sulla quale ha operato il progetto scientifico che ha fatto da supporto alla
mostra e a questa pubblicazione. Il progetto è stato organizzato per
sezioni, affidando ad una sezione introduttiva la ricostruzione del
contesto ambientale nel quale le due scuole di tarsia si svilupparono.
Nelle sezioni successive il confronto tra i materiali, le tecniche, le
tematiche, il design, che caratterizzarono la tarsia sorrentina e nizzarda
nell’800 anticipa un’ampia documentazione sulla produzione dei maestri
intarsiatori locali.
Dallo studio è emerso che le affinità esistenti tra la tarsia sorrentina e
nizzarda hanno molteplici motivazioni. Ne sono state individuate alcune;
altre, come i rapporti commerciali e di collaborazione tra i due comparti,
sono state solo sfiorate per mancanza di documentazione.
Mi auguro che futuri studi possano dare una risposta anche a questi temi.

 

 

Alessandro Fiorentino, L'INTARSIO, La R. Scuola d'Arte di Sorrento e Roberto Pane, 2007, pp.185, it

 

Introduzione

Gli studi condotti fino ad oggi sulla tarsia sorrentina hanno
documentato l’opera dei maggiori intarsiatori locali, tra cui Luigi
Gargiulo e Michele Grandville; poco spazio è stato dedicato all’attività
della Regia Scuola d’Arte applicata all’Intarsio e all’Intaglio, istituita a
Sorrento nel 1886. Le uniche testimonianze fanno riferimento ai mobili, in stile neoclassico, realizzati nella Scuola sotto la direzione di
Francesco Grandi (1886-1914).
E' quasi del tutto sconosciuta l’attività del Novecento quando, dopo
l’interruzione dei corsi per la Grande Guerra, la Scuola visse
due periodi di grande rinnovamento, segnati dalla direzione
di Ivo Francescon (1920-1937) e di Roberto Pane (1939-1945).
Il loro approfondimento ha evidenziato aspetti che vanno oltre l’attività
didattica. E' emerso che la Scuola d’Arte fu, in quei periodi, attiva anche
nel promuovere iniziative per la crescita culturale di tutto il territorio
locale, soprattutto nel corso della direzione di Roberto Pane.
Pane non si limitò a portare all’interno della Scuola il rinnovamento
legato alla cultura del tempo, ma ne pianificò l’attività in modo che
la produzione artistica della Scuola potesse contribuire a richiamare
l’attenzione sulle emergenze paesaggistiche del territorio.
La Scuola fu coinvolta in un più vasto progetto, dalle molteplici
sfaccettature, tutte finalizzate a promuovere la cultura per una maggiore
tutela del patrimonio ambientale della penisola sorrentina.
A distanza di anni le pubblicazioni, le acqueforti, i disegni, le foto,
i mobili e gli oggetti intarsiati, realizzati da Pane su Sorrento e sulla sua
costiera si sono arricchiti di un valore aggiunto, essendo diventati la
memoria storica di ambienti distrutti in gran parte, dopo gli anni
Cinquanta, da un diffuso e mal gestito sviluppo urbanistico.
Recuperare e ricucire questa documentazione, nelle sue diverse
sfaccettature, ha consentito di sviluppare la chiave di lettura
della direzione di Roberto Pane, nella sua vera dimensione di
sperimentazione didattica allargata al territorio.
Si tratta di materiale spesso inedito, legato all’attività svolta tra gli anni
Trenta e Cinquanta, che anche se parziale, è sufficientemente ricco
per ricostruire il periodo sorrentino di Roberto Pane.

 

Alessandro Fiorentino, MUSEOBOTTEGA DELLA TARSIALIGNEA, GUIDA, 2012,  pp. 217, it, eng, fr, de

Introduzione

La pubblicazione della nuova guida del Museobottega della Tarsialignea, il MUTA, a distanza di dodici anni dalla sua apertura al pubblico, mi offre l’occasione per fare un bilancio quanto mai ricco e documentato. Nel presentare il Museobottega nel 1999 scrivevo che la sua finalità era di affiancare alla funzione di custode della memoria dell’artigianato artistico locale, quella più impegnativa di Tutor del progetto di valorizzazione della produzione intarsiata moderna. L’attività svolta in questo periodo è stata pertanto pianificata in modo che entrambe le funzioni, arricchendosi di nuovi contenuti e realizzando una serie di iniziative, potessero generare risultati utili ad assicurare un futuro al comparto della tarsia sorrentina. L’esposizione della collezione storica, organizzata per sezioni, è stata integrata con nuove acquisizioni sul costume locale, sull’agrumicoltura e sui viaggiatori del Gran Tour. Arricchito dalle nuove sezioni sulla Sorrento dell’Ottocento il MUTA, nato come museo artistico, ha assunto anche le caratteristiche di museo etnografico. L’apprezzamento dei visitatori, quasi tutti stranieri, per l’unicum culturale che le collezioni esposte hanno realizzato con le decorazioni settecentesche del palazzo, è stato notevole. I loro commenti, riportati nel guest book del museo, sono di grande gratificazione per il lavoro svolto. Il bilancio lusinghiero di questi anni è confermato anche dall’attenzione ricevuta dalla stampa, dalla televisione, dalle segnalazioni nelle guide turistiche. La guida Naples & Amalfi Coast, pubblicata in Australia dalla DK Eyewitness Travel, segnala il Museobottega della Tarsialignea tra i Top Ten Musei della Campania. L’attività del MUTA come Tutor per la valorizzazione in chiave moderna della produzione intarsiata sorrentina non ha avuto la stessa fortuna. Le mostre e le collezioni realizzate per promuovere modelli alternativi a quelli attuali e per richiamare l’attenzione sulle problematiche del comparto dell’intarsio sorrentino, non sono riuscite a sensibilizzare le pubbliche amministrazioni ed ottenere il loro sostegno nella realizzazione dei progetti elaborati. Il progetto TURART, redatto nel 2005 per mettere in rete tra loro i vari centri dell’artigianato artistico in Campania, pur essendo stato segnalato dal SOLE 24 ore come uno dei progetti presentati al Premio Impresa & Cultura, meritevoli di menzione, è ancora in attesa delle necessarie sponsorizzazioni, come del resto il progetto per l’istituzione a Sorrento della Biennale Internazionale dell’Intarsio. Nonostante il diffuso disinteresse verso una cultura manuale che, dopo una tradizione secolare, sta velocemente scomparendo, in controtendenza ed a conferma del suo ruolo di Tutor è stato allestito all’interno del MUTA un laboratorio per la formazione di una nuova generazione di intarsiatori.

      

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